Prosegue l’emergenza Covid 19 nel nostro Paese e l’Istat ha presentato una prima stima delle conseguenze economiche della pandemia.

Purtroppo il conto da pagare è molto salato: nel 2020, infatti, l’economia italiana ha registrato una contrazione di entità eccezionale in seguito all’adozione delle misure di contenimento connesse all’emergenza sanitaria.

La domanda interna bassa ha comportato una caduta del Pil di quasi il 9%, mentre la domanda estera e la variazione delle scorte hanno avuto un impatto più limitato.

Come si legge in una nota ufficiale dell’Istat, “dal lato dell’offerta di beni e servizi, il valore aggiunto ha segnato cadute marcate, particolarmente nelle attività manifatturiere e in alcuni comparti del terziario. La contrazione dell’attività produttiva si è accompagnata a una decisa riduzione dell’input di lavoro e dei redditi”.

In poche parole la riduzione dell’attività produttiva ha causato una riduzione delle ore di lavoro e di conseguenze del reddito delle famiglie italiane.

I consumi delle famiglie

Nonostante il ricorso ai risparmi, e in misura molto contenuta ai prestiti personali, nel 2020 la spesa per consumi finali delle famiglie è scesa in volume del 10,7% contro il leggero incremento dello 0,3% del 2019.

Oltre infatti al calo dei redditi per una parte della popolazione, le misure adottate per contenere la pandemia hanno di fatto ridotto i consumi anche da parte delle famiglie che non hanno subito una riduzione delle entrate.

Ovviamente a subire un taglio particolarmente pesante sono stati proprio quei settori più colpiti dai provvedimenti che hanno limitato gli spostamenti e le aperture degli esercizi pubblici.

La spesa per alberghi e ristoranti è diminuita del 40,5%. Le uscite per consumi di beni sono calate del 6,4% e quelle per servizi del 16,4%.

Tra le voci di spesa che hanno subito il calo maggiore, in volume, si segnalano i trasporti (24,7%), per ricreazione e cultura (22,5%) e per vestiario e calzature (20,9%).

Le uniche componenti di spesa che segnano una crescita sono state invece quelle legate a una maggiore permanenza in casa: alimentari e bevande non alcoliche sono cresciuti dell’1,9%, le comunicazioni del 2,3%, abitazione, acqua, elettricità, gas ed altri combustibili dello 0,6%.

Commercio e terziario i più penalizzati

Nel 2020 il valore aggiunto complessivo è diminuito in volume dell’8,6%; nel 2019 aveva registrato un aumento dello 0,2%.

Il calo è stato marcato in tutti i settori: 11,1% nell’industria, 8,1% nei servizi, 6,3% nelle costruzioni e 6% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca.

Nel settore terziario contrazioni particolarmente marcate hanno interessato commercio, trasporti, alberghi e ristorazione (16%), attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrative e servizi di supporto (10,4%).

Il settore che include complessivamente le attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, ma anche di riparazione di beni per la casa e altri servizi, ha perso invece il 14,6 per cento.

fonte: Prestiti.it

 

Published On: 23 Marzo 2021 / Categories: News / Tags: , , , /

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